Agire, parlare chiaro: quanta paura fa esporsi?

Flight or fight. Freeze or faint.

Non ne conosci il senso, ma le sensazioni le hai provate, vero?
Fuggi o combatti. Congelati o stacca la corrente.

Sono gli inglesismi per quel demoniaccio che produce un sacco di azioni fisiche, come vedi.
La paura.

Forse ti riconosci anche tu in questi quadretti tipici.
Lui sa dirlo così bene:

‘Paura di vedere la macchina della polizia fermarsi davanti casa.
Paura di addormentarsi la notte.
Paura di non addormentarsi.
Paura del ritorno del passato.
Paura del presente che fugge.
Paura del telefono che squilla nel cuore della notte.
Paura delle tempeste elettriche.
Paura della signora delle pulizie con un neo sul viso!
Paura dei cani che mi hanno detto che non mordono.
Paura dell’ansia!
Paura di dover identificare il cadavere di un amico.
Paura di finire i soldi.
Paura di averne troppi, anche se a questo non ci crederanno mai.
Paura dei risultati dei test psicologici.
Paura di essere in ritardo e paura di arrivare prima degli altri.
Paura della calligrafia dei miei figli sulle buste.
Paura che muoiano prima di me e che mi sentirò in colpa.
Paura di dover vivere con mia madre anziana, anziano anch’io.
Paura della confusione.
Paura che questo giorno finisca su una brutta nota.
Paura di svegliarmi e scoprire che te ne sei andata.
Paura di non amare o di non amare abbastanza.
Paura che quel che amo risulterà letale per quelli che amo.
Paura della morte.
Paura di vivere troppo.
Paura della morte.
          L’ho già detta.’

Raymond Carver, Orientarsi con le stelle

E l’elenco potrebbe allungarsi, ognuno di noi conosce il suo.

Perché iniziare questo nuovo capitolo con un’emozione primaria tanto disturbante?
L’avranno provata tutti, prima di noi. Uomini e donne di cui non si sa il nome, e altri che hanno lasciato solchi dietro di sé.

Ma cosa perdi per strada se lasci  SOLO la paura al volante?

Qui ti lascio pensare, rimuginare, scrivere, se ti serve.
Per me lasciare agire SOLO la paura, per anni, mi ha fatto perdere salute, occasioni, spontaneità, voglia di costruire, relazioni.

Ok ma qual è ‘sto antidoto?
E’ SOLO l’altra faccia della stessa medaglia.

Qualcosa che è legato sempre e comunque alla paura, per cui non si può dare un colpo netto e Zac! semplicemente ce ne liberiamo.
La paura è sorella gemella del coraggio. Ci vive a fianco.

Coraggio.
Coraggio di agire, di esporsi, di parlare in pubblico, magari.
Pare sia tra le paure madri dell’umanità.

Una parola di cui ci si riempie la bocca e poco il cuore, che poi è il suo organo d’elezione.
Parto da qui, una parola come un’altra apparentemente, ma in grado di cambiare tutto, almeno per me.

La parola CORAGGIO secondo i sacri testi (Treccani):

Forza d’animo nel sopportare con serenità e rassegnazione dolori fisici o morali,
nell’affrontare con decisione un pericolo,
nel dire o fare cose che importino rischio o sacrificio
e sostenerle e difenderle senza riguardo per alcuno;
coraggio civile,
quello di cui si dà prova nell’affrontare pericoli o anche l’impopolarità
per il bene pubblico o per amore del giusto e del vero […]

Qualche esempio?
I libri ne sono pieni. Mi viene subito Sostiene Pereira di Tabucchi.
Le canzoni più contemporanee anche, pare. Fiorella Mannoia, Emma Marrone, Carl Brave, guarda un po’ (anche se preferisco Pane e Coraggio di Fossati ).

La vita pure.
Ghandi, Martin Luther King, Marie Curie, Bobby Sands, Gesù, Sophie Scholl, Nelson Mandela, Giulio Regeni, Leone Ginzburg, e ne dimentico tanti.
Va bene, sono tutti personaggi dell’immaginario collettivo, oltre le persone umanissime che sono state.
Vite in salita, memorabili, che lanciano zampate forti nelle anime di chi resta un po’ più indietro.

Allora torniamo qui. Alla nostra contemporaneità.
Selay Ghaffar, afghana giovane e combattente, armata di legge e parole e azioni, che non a caso avrà voce durante un prossimo Festival dedicato proprio ai Cuor di Leone. Se non la conosci ancora, ci torneremo presto.

Esempi ancora più vicini?
Milioni di madri tutti i giorni in ogni parte del mondo, perché è un ruolo di coraggio assoluto.
Oppure milioni di profughi, chiunque lasci casa sua senza la certezza di rivederla.
Ma anche tu che ora lavori all’estero e che hai mollato tutto senza nemmeno sapere la lingua.
Una certa dose di coraggio te la sei portata in valigia. Anche un semplice Erasmus può diventare un duello paura-coraggio.

 […] il coraggio, uno non se lo può dare (Manzoni).

Qui non sono d’accordo, caro Ale bello, sennò lo giustifichi un po’ troppo. E tutti gli esempi sopra? Non hanno mai avuto paura?
Don Abbondio invece si rifugia nei suo fantasmi, chiama a raccolta le sue forze ma solo per farsi forte nella debolezza.
Non prende posizione ma si toglie di mezzo, poco importa che sia la spada o la parola a minacciarlo. 
Non si fa carico di quei due disgraziati, e tutti gli adolescenti futuri lo ringraziano per il tomo che parte da quel suo essere ‘vaso di terracotta costretto a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro’.
Per dire che gli effetti della paura non ricadono solo su chi la prova.

Un altro po’ di espressioni-tipo:

mostrare coraggiodare prova di coraggiodareinfondere coraggiofarsi coraggio, perdersi di coraggiosentirsi mancare il coraggio
far coraggio a qualcuno, infondergli forza, dargli animo, rinfrancarlo: coraggio!

Curioso che ci siano tante attinenze con azioni, con il corpo.
Coraggio risuona nel corpo, anche se non è chiaro dove andare a cercarlo.
Verbi su verbi che esprimono la forza di qualcosa che si nasconde o si manifesta, con cui si parla per evocarlo, qualcosa che si perde, manca come l’aria o riempie il petto, fa saltare su dal letargo.

Gli inglesi, sempre loro, sono capaci di usarlo anche come verbo, to brave, ‘affrontare’.
Prima sei impavido, temerario, dotato di un cuore che batte per una ‘chiamata’ speciale.
Poi agisci quel verbo, in un movimento preciso. Agisci con la fronte avanti, ci metti la faccia.

E a sorpresa Treccani ci dice anche questo sul coraggio, che unisce tutto:

Cuore, e anche intelletto, pensiero

 […] non dé dar om fé
che gentilezza sia fòr di coraggio
 

Al cor gentil rempaira sempre amore, G.Guinizzelli

Quando si sta lontani dal proprio cuore ci si può perdere. Oh, non si tratta di robe new-age o prediche dal pulpito.
Il coraggio è fisiologico? Sta davvero dentro un organo?
E’ dato dalla maggiore o minore presenza di testosterone, come si immaginava nell’ottocento?
I reni ne fanno le spese se manca, come dice la medicina cinese e molti studi dell’uomo rinascimentale sugli ‘umori’.
Immagina che si congelino, come se la linfa vitale faticasse a scorrere.
 O al contrario, il rischio è di farsela addosso, letteralmente, di non contenere ‘l’onda’ che passa dai reni.

Cosa perdi davvero, nel concreto, se non ti butti?
Come minimo resti con le aspettative tutte in mano, come delle carte non giocate, in attesa della partita migliore. Godot insegna.
Gli sportivi lo sanno meglio. Non si perde davvero, piuttosto si impara una lezione per la prossima gara.

Come tenersi la paura di fianco, sapendo che c’è e ci sarà sempre?
La  situazione è neutra, ma fa paura perché vestita da landa inesplorata.
Non la conosci, quindi ti fai mille pensieri prima di attraversarla. Fattela amica.
Guardati già oltre l’ostacolo, senza dimenticare quel pericolo che ti fa accapponare la pelle.

Lo sapeva anche Dante:

E come quei che con lena affannata,
uscito fuor del pelago a la riva,
si volge a l’acqua perigliosa e guata,

così l’animo mio, ch’ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai 
persona viva.

(Inferno – Canto I, 22-27)

Concediti il privilegio di provare e sbagliare.
Il teatro (sempre sia lodato!) mi ha insegnato tantissime lezioni travestite da sberle.
Una paura al giorno da buttare fuori, provala e riprovala finché diventa un esercizio conosciuto.
Prima la paura più piccola, poi ci prendi gusto con quelle più grandi. Spezza il macigno in tutte le paure minori che lo compongono.
Una base per iniziare la puoi scaricare qui (l’assertività si mangia la paura!).

Mi piace pensare che si possa fare un discorsetto alla paura, senza ignorarla, perché il coraggio salta fuori se riesci a parlarle dritto negli occhi, alla tua paura.
( Potresti sentirti un po’ squilibrat*,  ma non lo saprà nessuno :D)

 ‘Ho bisogno di un aumento e se non lo chiedo ora al mio capo, chissà quando. Concedimi una tregua di mezz’ora e poi torno da te’.

‘Senti, voglio andare da Tizio o Caia e dirgli che senza di lui/lei non vivo. Me lo lasci fare per i prossimi dieci minuti o un’ora?’

‘Uscire di casa anche se non sembro Angelina Jolie.
Nemmeno una mia unghia le somiglia. Eppure mi sento proprio come lei. Almeno domenica sarò smagliante più di lei, perché tu paura di ‘sto cavolo te ne starai a nanna e io uscirò. Bella o no, il mondo non mi sta addosso come fa con Angelina Jolie. Quindi, un bel respiro e chissenefrega.’

Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura.

E se lo dice Publìlio Siro, che da schiavo divenne uno dei mimi e drammaturghi più apprezzati dell’età di Cesare, allora l’azione non solo sulla scena ma pure nella vita rimette tutto in una prospettiva possibile.

Quel primo passo.
Va bene, fallo anche a occhi chiusi, se preferisci.

Quando hai sentito di aver parlato o agito forte di un coraggio che non pensavi di avere?
E’ successo qualcosa di irreparabile?
Ne è valsa la pena?

Raccontamelo, anche con una sola parola.
Sarà quella giusta.

Al prossimo ingrediente anti-strizza!

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caterina comingio blog

Ciao, sono Caterina Comingio

ATTRICE . FORMATRICE . CONSULENTE

Questo è il mio blog, il luogo in cui ti parlerò del mio lavoro e delle mie grandi passioni. Leggi i miei articoli se vuoi scoprire l’importanza delle parole e dei modi in cui utilizzarle.

Buona lettura!

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