Il public speaking in 7 punti secondo Cicerone

Forte & Chiaro corso public speaking parlantyne

#1 - PARLARE IN PUBBLICO TI AMMAZZA?

A chi lo dici! Nel mio lavoro succede SEMPRE.

Che sia recitare, insegnare o fare consulenza a un cliente, l’esperienza mi aiuta sì a dire tutto ciò che devo dire fino alla fine e senza intoppi.
Ma rallentare i cavalli delle emozioni che vogliono correre senza controllo, è un altro affare. E non dipende solo da me. 

E’ il cervello rettiliano del nostro progenitore ominide che ci fa scherzi terra-terra.

La paura più grande di noi esseri evoluti è questa: esporci, metterci in minoranza di fronte al gruppo – famiglia o platea che sia – sentirci nudi di fronte alla tribù.
Ma finché interpreti un personaggio sulla scena va anche benino, dopotutto stai dando voce alle parole di qualcun altro.

Che succede invece se devi esporre una tua tesi, convincere, o rispondere a domande di chi vuole solo metterti sulla graticola?

Sommario

#2 - IDEM PER CICERONE

Una serie su Netflix Cicerone se la merita tutta. 

Immagina un uomo che nasce e cresce fuori dalla capitale, un ‘homo novus’ senza una storia illustre alle spalle, ma che a soli 43 anni diventa console grazie a una massiccia formazione retorica e filosofica maturata in Grecia con i migliori maestri.

E’ un abile PR a Roma, capace di intrecciare relazioni influenti con le élite che lo appoggiano nell’ascesa politica.

Insomma, è filosofo, avvocato, difensore dei valori della Repubblica, pensatore critico assai temerario. 

Marco Tullio Cicerone è L’ORATORE.

Le sue arringhe diventano dei best seller, dei grandi classici famosi ancora oggi:

  • le Verrine, ovvero gli atti del processo contro Gaio Verre, corrotto governatore fin dai tempi della sua questura in Sicilia; 
  • le Catilinarie, corpus dello sventato colpo di stato di Catilina;
  • le famose (e definitive) 14 Filippiche – sull’esempio di Demostene, suo mito e mentore –  scagliate contro Marco Antonio, l’ex luogotenente di Cesare che ne segue le orme politiche.

 

Vive anni decisamente turbolenti, una continua altalena politica e personale.

Appoggia e osteggia i giganti del suo tempo, Giulio Cesare, Pompeo, Crasso, Marco Antonio, Ottaviano Augusto. 

Personaggi carismatici, dall’ambizione illimitata, senso della strategia e certamente sbrigativi. 

Creare e sciogliere alleanze, iscrivere i nemici nelle liste di proscrizione, mandarli in esilio (nella migliore delle ipotesi) fino a eliminarli (nella peggiore), è la routine quotidiana dei potenti con cui Cicerone intreccia quarant’anni di vita.

Con queste premesse, l’epilogo non può che essere drastico: aver salvato le istituzioni dalla congiura di Catilina non lo salverà, la memoria dei suoi contemporanei è troppo corta. 
Un anno dopo le idi di marzo in cui Cesare viene assassinato, Cicerone è vittima degli intrighi della successione: il giovane Ottaviano, ora in auge, lo abbandona nelle mani di Antonio, i cui sicari il 7 dicembre del 43 a.C. lo raggiungono in fuga sulla spiaggia di Gaeta.

La testa e le mani vengono mozzate ed esposte su quella stessa tribuna del Foro dove esattamente vent’anni prima Cicerone aveva giganteggiato.

#3 - COSA PUOI IMPARARE DA LUI SENZA 'FARTI TAGLIARE'

Per noi abitanti di un certo Occidente parlare in pubblico non ci espone agli stessi rischi fatali toccati a Cicerone, senza dubbio.

Si tratta però di capire come rendere efficaci i nostri discorsi professionali e privati, senza perderci il sonno e senza farci venire un patema ogni volta che dobbiamo aprire bocca. 

(…E senza annoiare a morte chi deve sorbirsi quarti d’ora di saluti iniziali con quindici autorità di fila che ringraziano, e tutte con lo stesso tono…!).

Eccoti dunque un libricino, ‘Cicerone, l’arte di comunicare’ curato da Paolo Marsich, che tale è solo per dimensioni e fruibilità di lettura.

Se desideri farti capire da tutti e con la maggior chiarezza possibile, questo vademecum ha il merito di racchiudere quattro opere decisamente più laboriose e tuttavia imprescindibili. 

Vuoi andare alla fonte? Eccole qui: De Oratore, De inventione, Orator e Brutus.

Il De oratore in particolare è molte cose insieme: tratteggia innanzitutto il perfetto oratore per Cicerone.

Non solo un tecnico dell’eloquenza, o un mestierante dotato di un brillante talento naturale, ma un intellettuale a tutto campo, la cui arte si nutre di una cultura vasta, fatta di diritto, letteratura, filosofia, storia.

E ancora qualche altra dote insospettata, ma andiamo avanti.

#4 - PARLARE IN PUBBLICO È DAVVERO COSÍ IMPORTANTE?

Chiediamolo ai sacri testi, digito: cos’è la retorica.

L’arte del parlare e dello scrivere in modo ornato ed efficace.
Sviluppatasi nella Grecia antica con i sofisti, con finalità prevalentemente pragmatiche, come tecnica del discorso teso a persuadere, fu quindi applicata all’oratoria giudiziaria. 
Si venne successivamente ampliando nell’età classica e poi medievale e rinascimentale a tecnica del discorso sia orale sia scritto, con finalità anche estetiche.

Oggi retorico sta per artificiale, ampolloso, tutto fuorché realmente comunicativo, insomma quanto di più lontano dalle premesse degli antichi.

Che ci piaccia o meno però, siamo tutti sempre più esposti a una nuova dipendenza, quella dal pubblico. 

Il pubblico che governa i nostri umori con un like o con i commenti gratuiti sotto i nostri post.

Parlare davanti a una platea più o meno infinita è qualcosa che coinvolge tutti noi, basta un reel, una storia o un video su Youtube; 

e quante videocall, corsi, lezioni, ci occupano la giornata dai tempi del Covid in qua?

O una più comune riunione di condominio, non capita mai?

È sempre l’uditorio a decretare l’efficacia dell’argomentazione attraverso le sue reazioni, per questo chi prende la parola deve saperla calibrare a seconda del pubblico (diremmo oggi del target) che ha di fronte.  

Molto bello, ma in pratica?

Nei libri II e III del De Oratore, in cui analizza la persuasività di un discorso, Cicerone parla di 5 parti fondamentali, 5 frecce nell’arco del perfetto oratore:  

I. l’inventio, cioè la scelta dell’argomento e la capacità di strutturarlo secondo una tesi specifica;

II. La dispositio, ossia l’ordine di montaggio degli argomenti per raggiungere l’obiettivo del discorso; 

III. L’elocutio, cioè l’uso del registro linguistico più pertinente all’obiettivo, al contesto e al suo ‘mood’ ;

IV. La memoria, perché l’arringa veniva recitata, non letta!  

V. L’actio, l’insieme dei mezzi ‘performativi’ dell’oratore (gesti, voce, pause, colori, emozioni) per generare il giusto pàthos e far breccia nel cuore del suo pubblico.

#5 - SÍ, PERCHÈ PARLARE BENE È INNANZITUTTO PARLARE CHIARO

Chiarezza espositiva, competenza, eccezionale abilità dialettica (rem tene verba sequentur, padroneggia la materia e le parole verranno da sé, per dirla con Catone) sono gli ingredienti per il successo targati Cicerone, ovvero i tre scopi della retorica: 

1. docere, informare con chiarezza assoluta, per dimostrare una tesi nel modo più inequivocabile possibile.

2. delectare, cioè conciliarsi le simpatie del pubblico grazie a sapienti doti istrioniche e culturali (Cicerone era narratore puntualissimo, acuto ritrattista della psicologia umana, dalla verve satirica anche pungente, che sapeva attingere con dimestichezza a exempla funzionali allo scopo).

3. movēre o flectere, ovvero trascinare gli uditori al consenso grazie all’uso strategico delle emozioni (sdegno, ira, compassione, commozione, ecc.).

Cicerone conosceva la necessità di studiare tutte le angolazioni di un argomento per renderlo appuntito e cristallino in favore dei suoi clienti, e prevenire le possibili contestazioni dei suoi avversari.

Ma tanta perfezione sembra un po’ troppo, per noi mortali. 

Come facciamo a sembrare almeno lontanamente Cicerone?

Per tenerci su un basso profilo, Cicerone sostiene che il perfetto oratore deve essere dotato di umiltà, parlare da simile a simile per evitare la figura del pedante e non far passare il pubblico da sciocco.

 In poche parole, non dimenticare l’empatia, mettersi genuinamente nei panni dell’uditorio.

#6 - E PARLARE CHIARO È ALLA BASE DELLE NOSTRE RELAZIONI

La relazione, ogni relazione, vede impegnati due poli opposti.
Il dialogo fa proprio questo, mette in relazione due punti distanti.
Tutti noi, esseri umani, siamo ‘connessi’ con gli altri fin dalle origini; l’arte di parlare a una sola persona o a una folla implementa la rete delle nostre connessioni. 

Forse la regola più importante?
Che un discorso per arrivare al cuore, deve venire dal cuore. 

#7 - VUOI PROVARE? ECCO I 7 PUNTI PER AVVICINARTI AL PUBLIC SPEAKING

Perché altro non sono che la versione sempre attuale dei principi della retorica, alla base dell’arte oratoria di Cicerone.

Voilà!

1. Conosci te stessa/o
Ovvero i tuoi punti di forza e di debolezza– non sempre un difetto è tale, quando si comunica! 
Potresti invece scoprire molte piacevoli sorprese su di te e farle diventare il tuo asso nella manica.

2. Creati una mappa mentale per ordinare pensieri e immagini…e arrivare al cuore del tuo discorso!

3. Cura il non verbale. Gesti e atteggiamenti sono spesso più importanti delle parole stesse, perché evidenziano possibili insicurezze che non sfuggiranno al tuo pubblico. 

4. Mettiti sempre nei panni di chi ascolta.
Cicerone docet, dunque meglio sapere con chi si parla e agire di conseguenza. Il discorso dovrà essere modulato conformemente ai modi, al registro linguistico, e allo status sociale degli spettatori cui è rivolto.

5. Scegli un solo argomento e approfondiscilo. Evita di generare confusione nello spectator con troppi temi. Toccane uno, ma svisceralo fino in fondo.  

6. Usa lo storytelling. Impreziosisci il discorso di aneddoti sulla tua vita (pochi ed essenziali), di espressioni solo tue che rendano unico il discorso perché parlano come te, e della giusta captatio benevolentiae della platea.

7. Cominciare e finire, come diceva Calvino nelle Lezioni Americane, sono le parti più laboriose per l’autore e più memorabili per chi legge o ascolta. Dovrai dedicare loro attenzione, ritmo, giusta tensione.

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• i contenuti migliori e più utili per un messaggio che arrivi dritto al cuore
• le tecniche per costruire uno storytelling efficace, per un discorso fatto con la giusta enfasi, senza eccessi e con calore
• i punti chiave per raggiungere l’obiettivo dello speech
• i ferri del mestiere: leggere, scrivere, comporre, riprodurre, coinvolgere attraverso le basi della retorica
• i ferri del mestiere: corpo, voce, dizione, prossemica
• i ferri del mestiere: come realizzare una presentazione efficace e piacevole

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